
IL TEMPIO DELLA REGINA NEFERTARI MOGLIE DI RAMES II
IL PAESE
Un grande storico greco, Erodoto, che visitò accuratamente l'Egitto nel V secolo
a. C., disse con una frase felice che il paese è « un dono del Nilo ».
Nulla di più vero. Dotato di un clima caldo e secco, quasi totalmente privo di
pioggia, l'Egitto dovrebbe essere un immenso deserto. Esiste la vita perché ogni
anno il Nilo bagna ed arricchisce il suo suolo durante i tre mesi di
inondazione. Non contento di ricoprire le terre della vallata vi deposita uno
strato sottile di una sostanza nera e grassa, il fertile limo, che i suoi
affluenti hanno strappato alle rocce vulcaniche dell'altipiano dell'Abissinia.
Osservate la carta dell'antico Egitto : sia ad ovest che ad
est due deserti fiancheggiano la valle del Nilo. L'Egitto abitato è dunque un
sottile nastro di terra coltivata. Quale la sua superficie totale ? E' circa
quella di un piccolo Stato europeo come il Belgio.
Osservate il delta del fiume : si apre come un bel ventaglio di terre coltivate,
in cui si trovano anche numerose paludi. Forma il Basso Egitto. La sua
posizione, sulle rive del Mediterraneo, in prossimità dell'Asia, ci spiega come
la sua storia sia stata più movimentata : navigatori, commercianti, soldati
l'hanno spesso visitato o invaso. A sud di Menfi, comincia l'interminabile
vallata in cui la larghezza delle terre coltivate e abitate non supera mai i 4 0
5 km : è l'Alto Egitto, certamente molto meno accessibile del delta,
rifugio degli Egiziani, quando gli invasori provenienti dall'Asia riuscivano a
penetrare nel loro paese. Come vedete, l'Egitto è una lunga, lunghissima oasi
circondata da deserti e bagnata dal Nilo. Per questa sua caratteristica
situazione geografica non era certo facile ai sovrani governare il paese: nei
periodi di crisi, accadde che l'unità stessa dell'Egitto si ruppe e più di una
volta l'Alto ed il Basso Egitto si separarono per formare due regni distinti.
L'Egitto è stato considerato un paese chiuso ed isolato
a causa delle condizioni naturali. Esso è difeso ad est e ad ovest da due
deserti: a nord-est la penisola del Sinai è anch'essa desertica. Certo questa
particolare configurazione geografica scoraggiò eventuali aggressioni di vicini,
ma non poté certo fermare un nemico ben deciso. Tuttavia l'Egitto visse per tre
millenni in una tranquillità ben più grande di quella goduta da altri Paesi del
Vicino Oriente: poté così conservare intatta l'originalità della sua civiltà
senza subire le influenze di altri popoli.

IL NILO NELL'ALTO EGITTO
L'ORDINAMENTO POLITICO E SOCIALE
L'Egitto è ben vero un « dono del Nilo » ma è anche una creazione umana, il
mirabile risultato del paziente lavoro degli uomini. Quando i primi Egizi
nomadi giunsero nella valle nilotica, essa doveva essere paludosa e coperta di
vegetazione selvaggia, popolata da animali feroci. Sin dall'inizio della loro
civiltà gli Egizi capirono che era necessaria una salda organizzazione per far
fronte alle necessità dei lavori grandiosi che le inondazioni del Nilo
richiedevano. Sorse così una caratteristica organizzazione sociale a forma di
piramide. Al vertice c'era il Faraone, il padrone dell'Egitto,
venerato dal popolo, come un dio. Egli poteva tutto : era padrone di tutto.
Uomini, animali e terre dell'Egitto gli appartenevano. Ma non era per questo
un tiranno, che poteva permettersi ogni cosa: egli regnava per il bene
dell'Egitto e dei suoi abitanti. Egli vigilava la costruzione dei templi, ne
aveva cura, faceva ricche offerte agli dèi : in cambio gli dèi davano all'Egitto
la loro protezione.
Egli
trattava i suoi sudditi con giustizia. Aveva tutto il potere nelle sue
mani (sovrano assoluto), perché così era più facile comandare a tutta la
comunità. Egli regolava la vita economica, vigilava sull'utilizzazione delle
acque del Nilo, ordinava e guidava i lavori d'irrigazione, faceva accumulare, in
particolari silos, viveri di riserva in caso di cattive annate. Era anche re
guerriero, ma non per vanagloria : il suo dovere era di organizzare la difesa
del paese contro eventuali invasori. Osservate le imponenti sagome delle
piramidi di Gizeh; nessuna opera umana può suscitare una impressione più
profonda e durevole di queste tombe faraoniche. Esse non si devono tuttavia
considerare come la testimonianza dell'orgoglio smisurato dei faraoni. Certo la
loro costruzione è costata tanta fatica agli antichi Egizi. Questi edificandole
erano persuasi che i loro sovrani erano divinità benefiche e che dopo la loro
morte avrebbero protetto il loro paese dall'Aldilà.
COME ERA ORGANIZZATO LO STATO
Regnando su un paese lungo 1000 chilometri, il Faraone non poteva
evidentemente fare tutto : egli doveva servirsi di numerosi esecutori dei
suoi ordini.
I sacerdoti si prendevano cura del culto degli Dei, in suo nome :
formavano una classe sociale molto potente.
C'erano poi numerosi funzionari, che eseguivano la sua volontà, dal Visir
del palazzo reale al modesto Capovillaggio.
Tutti i funzionari erano controllati da Ispettori regi che venivano
chiamati con una espressione pittoresca : « gli occhi, le orecchie, la bocca, la
lingua del Faraone ».
Tutti questi personaggi, funzionari ed ispettori, erano aiutati nel loro compito
dagli scribi, uomini assai utili perché sapevano scrivere, leggere e far
di conto. Senza di essi sarebbe stato impossibile realizzare i lavori di
irrigazione, come li stabiliva l'apposito ufficio tecnico del faraone, o di
ritrovare i confini esatti dei campi ricoperti da uno spesso strato di fango
dopo l'inondazione o di fare l'esatta contabilità dei raccolti e delle imposte
che dovevano essere pagate al Faraone. Questi numerosi esecutori della volontà
del Faraone formavano l'amministrazione dello Stato.
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COME VIVEVANO GLI EGIZI
Per tutti gli uomini dell'antichità, l'Egitto era un paese favolosamente
ricco. E in effetti il paese era ricco, ma la maggior parte degli abitanti
non ne ebbe mai il minimo vantaggio. Le ricchezze accumulate dal Faraone non
modificarono mai la vita quotidiana degli Egizi : non esisteva la moneta e gli
scambi commerciali si svolgevano per baratto, merci in cambio di altre
merci.
La vita del popolo rimase sempre molto povera. Contadini ed
artigiani erano vestiti d'un solo pezzo di stoffa, mentre le donne del popolo
non portavano che una lunga tunica : i bambini andavano nudi. Le loro povere
case erano fatte di mattoni di argilla seccati al sole: pochi utensili da
cucina, qualche vaso ne formavano l'arredamento. La stessa semplicità
nell'alimentazione. Essa era costituita in genere da gallette di orzo, di
miglio, o, più raramente, di grano, cipolle, qualche testa
d'aglio, un po' di fave, talvolta qualche pesce: il suo pasto
frugale era accompagnato da birra, la bevanda nazionale dell'Egitto.
Frutta e carne non erano consumate che nei giorni di festa. Il
vino del Delta non compariva che sulle tavole dei ricchi Egizi.
Ed ecco ancora un'interessante osservazione sulla vita del
popolo.
L'Egizio non abbandonava quasi mai il suo mestiere. Il figlio succedeva
al padre nel suo campo o nella sua bottega: come lui doveva lavorare duramente,
come lui sapeva che doveva pagare le tasse all'amministrazione del Faraone.
Pur in queste penose condizioni di vita i contadini e gli artigiani rimasero in
genere tranquilli per secoli. Essi forse non sapevano immaginare un'esistenza
diversa dalla loro : obbedivano ad un sovrano-dio, persuasi che la sua
volontà fosse giusta. E la speranza di giungere dopo la morte nel regno di
Osiride faceva loro amare o almeno sopportare la vita presente.
Ben diversa, certamente molto gradevole, era la vita del piccolo gruppo dei
ricchi potenti, che dominava la massa di contadini e di artigiani.
Noi conosciamo bene la loro esistenza attraverso le pitture e le sculture delle
tombe, e talvolta grazie a taluni resti dei loro mobili funerari.
Le loro erano case vaste, dotate di bei giardini con boschetti e piscine.
Vestivano abiti raffinati, portavano parrucche: le loro eleganti
dame si ornavano di bei gioielli e facevano uso di preziosi profumi.
Aiutavano il Faraone nel governare l'Egitto, ma consacravano molto del loro
tempo alla caccia, ai festosi ricevimenti e ai banchetti.
Di una particolare classe sociale vi vogliamo ancora parlare: gli scribi.
Si diventava scriba dopo studi molto lunghi, che solo le famiglie benestanti
avevano i mezzi di pagare. Quando, a forza di esercizi sovente accompagnati da
punizioni fisiche a suon di bastone, il giovane scriba sapeva l'essenziale del
suo mestiere, gli si aprivano dinnanzi più strade. Poteva specializzarsi in
studi religiosi e diventare un dotto sacerdote, oppure scegliere la via
della medicina: nella maggioranza dei casi egli finiva di apprendere gli
elementi di aritmetica, di geometria e di amministrazione per diventare un
funzionario del Faraone o l'amministratore di un gran signore o di un
ricco tempio. Era sempre sicuro di essere ammirato, rispettato e ben retribuito.
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