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Il nostro occhio può vedere solo gli oggetti
illuminati e perciò di notte non discernerebbe nulla se non
avesse qualche mezzo idoneo a vincere le tenebre.
Il tizzone (grosso pezzo di legno ardente) fu il primo mezzo
di illuminazione. Poi venne la torcia, fiaccola composta di
funi attorcigliate, a modo di bastone, imbevute di resina, detta
anche torcia a vento, perché resistente al vento.
Quindi fu un susseguirsi di mezzi sempre più perfezionati atti
all'illuminazione privata e pubblica:
La lucerna, con lucignolo o stoppino alimentato
da olio; la candela, bastone di cera (o di sego, di stearina,
di paraffina, ecc.) con una anima di bambagia (lucignolo), sostenuta
dalla bugia, dal candeliere, dal candelabro
(artistico, a più bracci) ; il lume o la lampada ad olio,
a petrolio, ad acetilene, ad alcool, ecc.
Tutti questi mezzi di illuminazione furono trionfalmente sostituiti
dalla lampadina elettrica ad incandescenza, inventata nel
1878 dall'americano Edison, (composta di ampolla, ghiera, filamento,
a cui si aggiungono, per l'uso, il portalampada, l'interruttore, per
accendere e spegnere, la valvola, i fili, ecc.).
Svariatissimi sono i tipi di lampada elettrica:
Lampada elettrica ad arco (carboni, reofori, arco voltaico);
fanale (delle automobili) ; faro (dei porti) ;
riflettore (che riflette e concentra in una determinata
direzione i raggi luminosi); diffusore (che diffonde
uniformemente la luce in un ambiente) ; rifrattore (che
rifrange, cioè devia, la luce in determinate direzioni, per mezzo di
prismi di vetro); lampione (a mensola, a fusto), usato per
l'illuminazione esterna; lampadario (a soffitto, a braccio, a
piede, a una o a più lampadine); tubo fluorescente (a vapori
di mercurio, al neon, ecc.). |
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