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Partendo da alcuni reperti archeologici rimasti
incomprensibili per molto tempo, lo scienziato ed archeologo nord
americano Derek Price, è riuscito a comprendere il funzionamento, ed
a ricostruire, il più antico calcolatore ad ingranaggi in nostro
possesso. Poiché il modello di calcolatore ricostruito da Price è
molto complesso, è probabile (ma non ancora scientificamente
provato) sia stato preceduto da altri analoghi, ma con funzioni più
semplici ed elementari che non ci sono pervenuti, ma che non è detto
non si possano ritrovare in un futuro più o meno prossimo. Tra
l'altro questa scoperta dà la prova inconfutabile della conoscenza
degli ingranaggi dentati da parte dei greci. Prima si aveva solo la
descrizione, fatta da Aristotele, nel 330 a. C., di congegni a
ruote, o a barre dentate ingranate tra di loro che giravano in varie
direzioni. Gli ingranaggi descritti da Aristotele servivano per la
costruzione di orologi ad acqua, anche abbastanza complessi, che
riportavano lo scorrere delle ore su quadranti o tavole graduate.
Gli orologi ad acqua, assai rari e costosi, venivano utilizzati dai
Greci e da altri popoli antichi insieme alle clessidre, nei periodi
di brutto tempo o di notte, quando le meridiane solari, molto meno
costose
e per questo comunemente diffuse, non potevano funzionare. Ma
vediamo la storia di questa stupefacente ed eccezionale scoperta.
Essa inizia, casualmente, poco prima di Pasqua dell'anno 1900 presso
Anticitera, una piccola isola tra Creta ed il Peloponneso,
allorquando alcuni pescatori di spugne rinvennero alla profondità di
40 metri, i resti di un'antica nave. Una successiva ricerca,
condotta dalla Sovrintendenza del museo archeologico di Atene, portò
al recupero di alcune statue di bronzo e di marmo di assai pregevole
fattura, nonché di anfore e di altro materiale trasportato dalla
nave al momento del naufragio. L'esame di questi reperti portò a
stabilire che la nave era affondata circa 80 anni a. C., mentre era
diretta a Roma carica di oggetti di grandissimo valore. Tra i
reperti minori furono trovati 4 frammenti, che in un primo tempo si
credettero di bronzo ossidato, ricoperti di incrostazioni marine.
Ritenendoli di scarso valore non furono presi in considerazione.
Solo in un secondo tempo, dopo essere stati puliti con sostanze
chimiche, apparvero scritte, ingranaggi, anelli graduati e numeri.
Benché gli archeologi, incuriositi e stimolati, incominciassero a
studiarli con notevole interesse, per decenni non riuscirono
assolutamente a capire cosa fosse e a cosa servisse quell'oggetto
cosa misterioso e complesso. Ci provarono in molti, ma con risultati
nulli. Passarono così oltre 50 anni, fino a quando nel 1951
iniziarono gli studi dello scienziato Derek Price, condotti con
metodi ed apparecchiature scientifiche assai moderne ed
incomparabilmente più avanzate di quelle utilizzate in passato, con
cui, a poco a poco, riuscì a ricostruire la funzione originale del
reperto. I risultati lasciarono tutti stupefatti: era una specie di
complesso planetario, mosso ad ingranaggi, per calcolare il
movimento degli astri. A questi risultati, Derek Price era giunto
applicando un metodo di indagine radiografica tramite cui riuscì a
penetrare i segreti dello strumento, comprendendone le più minute
strutture meccaniche cementate tra loro dalla lunga permanenza in
mare. Cosa impossibile ai suoi predecessori. In questo modo egli
riuscì a stabilire la disposizione degli ingranaggi, il loro numero,
la loro misura, il numero dei denti delle ruote, nonché la
disposizione degli altri pezzi a movimento meccanico. Esaminando la
composizione del metallo, si poté persino concludere che lo
strumento era stato costruito nell'anno 87 a. C. L'analisi
metallografica fu così accurata che si poté stabilire dove si era
rotto e come era stato riparato, probabilmente due anni dopo la sua
costruzione. Poiché nell'antichità i costruttori di strumenti
dell'isola di Rodi erano famosi per la precisione e la perfezione
dei loro prodotti, Derek Price ritenne probabile che anche quello
che stava studiando fosse stato costruito in quell'isola. La
supposizione trovò conferma in una lettera di Cicerone, in cui il
grande oratore romano, che aveva studiato Retorica e Filosofia a
Rodi dal 79 al 77 a. C., descrive una macchina del tutto simile a
quella ripescata ad Anticitera. Esternamente il calcolatore era
formato da un contenitore di legno di circa 30 centimetri di lato di
cui non restano che tracce. |
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La parte anteriore e posteriore della scatola era
costituita da due lamine di ottone (lega di rame e zinco con cui
ancora oggi sono fatti gli ingranaggi degli orologi). Sulla lastra
anteriore erano incisi i segni dello Zodiaco mentre su di un anello
mobile era riportato il calendario greco-egizio, suddiviso in 12
mesi di 30 giorni ciascuno, più 5 giorni separati. Su di un altro
anello graduato era segnata la posizione del Sole, della Luna e dei
Pianeti. All'interno vi erano oltre 30 ruote con diametro e
dentatura accuratamente calcolati, tra cui anche un differenziale
con un funzionamento del tutto simile a quello utilizzato sulle
prime automobili, la cui invenzione veniva sino ad allora attribuita
a Leonardo da Vinci.
Un differenziale analogo era stato brevettato nel 1828 da O. Pecquer,
che se ne era ufficialmente attribuita l'invenzione. Con questo
complesso strumento da calcolo si potevano conoscere nei vari anni
il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei cinque pianeti
allora -conosciuti, gli equinozi, i mesi ed i giorni della
settimana. Vi erano inoltre alcuni quadranti la cui funzione non è
stata ancora ben chiarita e che tuttora sono oggetto di varie
supposizioni in corso di verifica. Per farlo funzionare bastava
girare una piccola manovella sporgente. In altre parole era un vero
e proprio calcolatore meccanico la cui logica di funzionamento era
la stessa dei calcolatori meccanici costruiti ed in uso prima
dell'avvento di quello elettronico. Inoltre con pochissime modifiche
avrebbe potuto funzionare come un calcolatore matematico. Per farlo
sarebbe bastato cambiare lo scopo a cui era finalizzato lasciandone
immutata la logica di funzionamento. |