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PIANETA ROSSO CONTRO
 PIANETA AZZURRO

(DI FULCO PRATESI - DALLA RIVISTA PANDA N.3/2004)

L'entusiasmo è (non solo metaforicamente) alle stelle. Dopo la recente spedizione di un robot sul suolo di Marte, si parla addirittura di poter tra qualche anno impiantare una colonia terrestre sul Pianeta Rosso.
Non importa che questo progetto costi milioni di dollari e di curo, che il paesaggio marziano si presenti come un orrendo deserto di sabbia e di pietre, che la temperatura oscilli tra 0° e -100°, che l'atmosfera sia composta per la quasi totalità di irrespirabile anidride carbonica, che tremendi venti ne spazzino la superficie, che l'acqua, se esiste, è ridotta a minime quantità, e che il viaggio duri due anni e mezzo. Non importa, non importa. L'uomo (anzi l'Uomo) deve andare avanti nella conquista del cosmo. Non ci ricorda Padre Dante che "fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza"? E possiamo perder di vista le leopardiane "magnifiche sorti e progressive"? E via, allora, spendendo valanghe di soldi, per conquistare l'universo. Ricordate l'euforia per l'arrivo sulla Luna? Si riempivano televisioni e giornali con le frottole di metalli rari da portare sulla Terra, di stazioni lunari per ulteriori balzi verso l'infinito, di ricadute eccezionali per la scienza e la tecnica... E la luna è ancora lì, con la patetica bandiera tenuta su col fil di ferro e di stazioni seleniti non si parla più.

 

E intanto il Pianeta Azzurro, l'unico in cui la vita sia meravigliosamente presente (e se esistono forme di vita simili alle nostre su altri pianeti, queste si guardano bene dall'entrare in contatto con la nostra arrogante, irresponsabile e invadente specie), sta soccombendo sotto i colpi che noi gli inferiamo. Mentre corriamo in avanti per spedire a caro prezzo coloni nel cosmo, ci lasciamo dietro un'atmosfera sempre più a rischio, foreste tropicali devastate a ritmo sempre più rapido, una biodiversità che perde pezzi, oceani desertifcati e inquinati, un clima in fibrillazione, moltitudini umane devastate da fame, guerre e malattie
Ma non importa, non importa! Presto, tra pochi anni, potremo andare a vivere su Marte, l'acqua non manca, la tecnologia ci consentirà di coltivarvi i vegetali in speciali cupole idroponiche, di ricavare l'ossigeno dalle rocce... Che problema c'è? E intanto in deserti terrestri, molto più belli di quelli marziani e con l'acqua a poca profondità, si riuscirebbe a rendere nuovamente verdi e fertili immense regioni, un uso più oculato delle risorse e delle materie prime della Terra consentirebbe una vita più decorosa per tutti, una maggior responsabilità demografica potrebbe far diminuire i drammi dei paesi più svantaggiati, le ricerche nel fondo degli Oceani (ambienti oggi meno conosciuti che non i crateri lunari) offrirebbero ricchezze oggi ignote, una maggior responsabilità nell'uso delle fonti di energia potrebbe salvare atmosfera e clima, oggi in tragico degrado... Ma, come si sta procedendo nel caso del Ponte sullo Stretto di Messina, in cui si privilegia un'opera ciclopica e non si tien conto di necessità molto più impellenti (anche se di minor impatto immaginifico) così il sogno prometeico della conquista della Galassia ci fa trascurare e ignorare problemi ben più gravi della nostra Gaia, l'inimitabile e unica Madre Terra.