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Spinosissimo e di crescita molto veloce, forma siepi
impenetrabili, ai margini dei campi o di un grande giardino, da solo o
insieme ad altre essenze di tipo mediterraneo, spesso sui costoni delle
alture.
Gli articoli che compongono il fusto, chiamati pale o cladodi, sono
appiattiti, ovali o ellittici, inseriti l'uno sull'altro e cosparsi di arcole,
dalle quali prendono origine spine e setole (che rappresentano le foglie).
I fiori giallo acceso, si formano sul margine dei cladodi, da aprile in
poi, seguiti da bacche eduli, per la raccolta delle quali il fico d'India
è coltivato in diverse regioni del nostro Paese.
Il nome del genere "Opuntia" pare derivi dalla città
greca Opus, dove si ritiene crescessero piante simili ai cactus, mentre
alla somiglianza con il più comune fico va attribuito quello con il quale
la pianta è popolarmente designata.
Resistentissimo al caldo e alla siccità, il fico d'India lo è meno nei
confronti delle basse temperature, mentre in fatto di terreno il fico
d'India non ha esigenze particolari e si adatta infatti anche a quelli
poveri, sassosi e salsi.
Dopo la fioritura si possono eliminare i frutticini allegati, in questo
modo la pianta torna a fiorire, producendo, in autunno, frutti più grandi
e saporiti detti volgarmente bastarduna. Per la raccolta è
indispensabile munirsi di guanti di pelle.
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