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Ormai Cartagine è in grave crisi e non può certo minacciare
seriamente Roma. A Roma un influente uomo politico, Catone, detto il Censore, insiste in tutti i suoi discorsi che bisogna distruggere Cartagine. Ma occorre un pretesto per attaccare la città : questo viene fornito da un antico alleato dei Romani, Massinissa, il quale provoca i Cartaginesi. Roma impone allora umilianti condizioni, tali che Cartagine preferisce ribellarsi e combattere : con l'energia della disperazione essa resiste agli attacchi furiosi di Scipione Emiliano, figlio adottivo di Scipione l'Africano. Ma alla fine del 146 la città è conquistata, data alle fiamme e distrutta: financo il suo suolo è dichiarato « maledetto ». Il territorio diventa « Provincia romana d'Africa ». Narra lo storico Polibio che Scipione Emiliano assisteva da un luogo elevato alla distruzione della grande nemica e che commosso abbia detto malinconicamente: « Gli Stati hanno la loro vita come gli uomini : un giorno suonerà per Roma la stessa ora |