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STORIA DEL CALENDARIO

IL CALENDARIO
Il calendario è un istituzione antichissima, resa necessaria per dividere l'anno, sia dal punto di vista religioso che da quello civile, in periodi di tempo più o meno lunghi La base logica per questa divisione fu sempre l'alternarsi del di e della notte e il moto apparente del Sole durante l'anno.
 

I CALENDARI
I calendari in uso fra i diversi popoli si dividevano in :

  • siderali, se riferiti al ripetersi di una certa posizione del Sole rispetto a una certa costellazione,

  • solari, se basati sul sorgere del Sole sempre nello stesso punto, lunari, se facevano riferimento alle posizioni della Luna

IL CALENDARIO ROMANO
Per quanto riguarda il calendario romano, la tradizione vuole che il primo calendario fosse proposto da Romolo e che dividesse l'anno in 12 mesi di 28 giorni. La prima riforma fu fatta dal re Numa Pompilio, che stabilì un anno di 355 giorni diviso in 12 mesi. Intercalò poi un mese di 27 giorni dopo il 23 o il 24 febbraio ogni due anni, in modo da ritrovare la concordanza tra anno lunare e anno solare. In questo modo però l'anno romano risultava troppo lungo e con il passare del tempo l'avvicendarsi delle stagioni non era più in corretta relazione con le posizioni astronomiche del Sole. Fu Giulio Cesare nel 46 a.C. a porre rimedio all'inconveniente, con l'aiuto dell'astronomo alessandrino Sosigene. Si stabilì che l'anno normale avesse una durata di 365 giorni e 6 ore e fu fissato l'equinozio di primavera al 21 marzo. Le 6 ore venivano trascurate per tre anni, così da formare, nel quarto anno, un giorno intero, che cadeva dopo il 24 febbraio (annus bissextilis, da bissextus ante kalendas Martias).
 

IL CALENDARIO GREGORIANO
In questo modo però non si risolsero tutti gli inconvenienti, tanto che noi oggi non seguiamo il calendario giuliano. Infatti durante il pontificato di Gregorio XIII le osservazioni degli astronomi dimostrarono che secondo la riforma di Giulio Cesare l'equinozio di primavera anticipava di 1 giorno ogni 400 anni, infatti in quell'anno, il 1582, cadeva non il 21 di marzo, bensì l'11 l. Allora il papa ordinò che si sopprimessero 10 giorni dall'anno 1582, e precisamente i giorni dal 4 al 10 ottobre, e dispose che non fosse considerato bisestile ogni anno centenario non multiplo di 400.
 

CALENDARIO ATZECO INCISO SU PIETRA

GLI ANTICHI CALENDARI
Ma com'erano i calendari degli antichi popoli? Per gli antichi Ebrei il Capodanno cadeva al solstizio d'inverno; gli antichi Egizi avevano un anno diviso in 12 mesi, ognuno dei quali era composto da 3 decadi. Ma poiché con un anno di 360 giorni non vi era più corrispondenza tra l'anno solare e le effettive stagioni, cosa necessaria per prevedere importanti fenomeni (come per esempio le inondazioni del Nilo), si aggiunsero 5 giorni sopprannumerari che formavano un piccolo mese a sé. Tra i calendari del continente americano certamente il più completo fu quello dei Maya. Questo popolo aveva tre diversi calendari.
Il primo considerava l'anno diviso in 18 mesi di 20 giorni ciascuno, cui seguivano 5 giorni nefasti, nei quali nessuna attività veniva svolta, e che non erano né nominati né calcolati. AI termine del quinto giorno i sacerdoti-astronomi consultavano i libri del tempo e, resisi conto che il mondo non sarebbe finito, decretavano con riti e sacrifici l'inizio del nuovo anno.
Il secondo era un calendario sacro di 260 giorni che non aveva relazioni con l'osservazione astronomica. Il terzo veniva detto «conto lungo» e computava i giorni a partire dal 3111 a.C. I Maya avevano una concezione ciclica del tempo. Dopo un certo numero di anni gli stessi fatti e le stesse conseguenze dovevano ripetersi. La coincidenza tra i giorni del primo e del terzo calendario avveniva ogni 52 anni, cioè ogni 18.980 giorni, dopo di che tutti gli eventi si ripetevano come nel ciclo precedente. Ma certamente il più spettacolare monumento relativo a un calendario è il calendario di pietra azteco, del diametro di 4 metri e pesante 24 tonnellate, che raffigura la storia del mondo secondo la cosmologia di quel popolo.