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Lo strumento che registra gli impulsi vibratori, o onde
sismiche, è il sismografo. Osservando il disegno qui a lato si può
notare come è costituito essenzialmente un sismografo che registra le
scosse sussultorie e quelle ondulatorie, cioè quelle che si
propagano rispettivamente in senso verticale e in senso orizzontale.
Naturalmente il disegno è schematico e serve per capire su quale principio
fisico lo strumento si fonda. Si tratta in sostanza di un peso che ha una
certa inerzia; il peso non è ancorato al supporto o al tavolino e pertanto
tende a conservare il suo stato di quiete quando la Terra trema e con essa
il tavolino e il rullo registratore. In realtà i sismografi sono molto più
complessi e sofisticati e sono in grado di avvertire anche i tremiti più
lievi (scosse strumentali) e di registrare contemporaneamente tutti i tipi
di onde.
Esistono diversi tipi di sismografi che registrano le onde in maniera
differente, o mediante una punta scrivente su un tamburo rotante oppure
per mezzo di un raggio luminoso che impressiona una carta fotografica.
Oggi si usano sistemi computerizzati per poter analizzare con maggiore
precisione le caratteristiche di un terremoto.
IL SISMOGRAMMA
La scossa registrata dal sismografo da il sismogramma, ovvero un grafico
su cui sono stati riportati i movimenti delle onde sismiche. Lo studio dei
sismogrammi permette di determinare con buona approssimazione la distanza,
la direzione, l'ora, la durata e l'intensità del terremoto, nonché la
profondità dell'ipocentro. Un sismogramma si può dividere in tre parti,
tanto più distinte quanto più lontana è l'origine del terremoto; esse
corrispondono alle tre fasi di un sisma: fase iniziale, fase principale e
fase finale.
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LA FASE INIZIALE corrisponde ai tremiti
preliminari. Se il terremoto è lontano sono visibili in questa fase due
momenti: il primo, dato dalla registrazione delle onde P, che
sono le più veloci, l'altro, rappresentato dalle onde S, che
giungono in un secondo tempo.
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LA FASE PRINCIPALE è
caratterizzata da oscillazioni più lente ma più ampie, che corrispondono
alle onde superficiali (onde L).
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