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LE BRIOFITE: NE TALLO NE CORMO

Lo stipite delle briofite comprende le due classi principali dei muschi e delle epatiche. Queste ultime sono considerate le briofite più primitive. Il loro tallo è una lamina verde lobata che si attacca al suolo per mezzo di sottili rizoidi i quali sporgono dalla sua faccia inferiore. Il contorno di questa lamina fa pensare alla forma di un fegato (la parola latina hepar vuol dire per l'appunto fegato) e per molto tempo si pensò che le epatiche potessero curarne i disturbi. Una ricetta del 1500 consiglia epatiche macerate nel vino contro il mal di fegato. I muschi hanno un'organizzazione più complessa: il loro tallo è formato da rizoidi, fusticini e foglioline. Diciamo intenzionalmente fusticini e foglioline anzichè fusti e foglie, non solo per indicarne la piccolezza ma soprattutto perché la loro struttura è molto più semplice di quella dei veri fusti e delle vere foglie.

Nonostante tra le cellule di un muschio ci sia una certa divisione del lavoro, non si osservano dei tessuti paragonabili a quelli delle piante a cormo. Mancano soprattutto i tessuti conduttori che sono la chiave del successo sulla terra ferma. Per questo motivo le briofite sono molto legate ad ambienti umidi. I muschi, la cui organizzazione è più evoluta possono, resistere a brevi periodi di siccità, tanto che è possibile trovarli nel boschi anche abbastanza lontano dai corsi d'acqua. Le epatiche invece vivono sempre molto vicino all'acqua sulle rocce bagnate continuamente dagli spruzzi delle cascate o lungo le rive dei torrenti alpini. Sia le epatiche che i muschi non crescono mai isolati, ma sempre in gruppi di molti individui che formano folti tappeti.

Tra i muschi hanno un particolare interesse gli sfagni. Essi crescono in grandi associazioni nei terreni paludosi formando le cosiddette sfagnete che occupano aree vastissime dell'Europa nord-orientale (Scandinavia, Russia, ecc.). Gli sfagni stessi contribuiscono alla formazione della palude in cui vivono. Ogni sfagneta era inizialmente un lago ai cui bordi crescevano gli sfagni. Col passare degli anni, o meglio dei secoli, questa vegetazione di sfagni avanza sempre di più dalle rive verso il centro del lago sino a invaderlo completamente. Al posto del lago rimane alla fine un enorme cuscino di sfagni verde e convesso, tutto inzuppato d'acqua che cede tremando ad ogni passo di chi vi si avventura sopra. Le piante di sfagno che formano questo cuscino sono vive alla superficie e continuano ad accrescersi indefinitamente, mentre in profondità sono morte e si stanno lentamente carbonizzando. Il risultato di questa carbonizzazione è la torba, la quale viene usata dai giardinieri per la sua eccezionale capacità di trattenere l'acqua.