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Anche se non amiamo parlare di uccisioni di animali - di qualunque animale e per qualsivoglia ragione - e se il doverlo fare ci coglie in serio imbarazzo, nel caso delle Egadi non si può omettere di dare un cenno alla cruenta ed impari pesca del Tonno, il pesce che - quasi un totem - ha rappresentato, per decine di secoli, la più importante - se non l'unica - fonte di reddito per gli isolani. Un rito, e non soltanto un tipo di pesca del tutto particolare che va scomparendo nel nostro paese, la mattanza consta di una lunga e complessa sequenza di operazioni finalizzate alla cattura di giganteschi tonni. Il lavoro dei tonnaroti inizia ad Aprile, quando in mare vengono calate le reti, e si conclude a Maggio-Giugno, quando, agli ordini del rais inizia la vera e propria mattanza. Vengono, dapprima calati i rivolti - lunghe barriere, che possono raggiungere anche i 4/5 km -che creano, assieme alla linea di costa un percorso obbligato per i pesci - la cosiddetta coda - e li costringe a deviare il loro percorso migratorio verso la tonnara.
Questa, realizzata successivamente ai rivolti, è composta da cinque camere montate in sequenza per costringere il pesce, una volta entrato, a non poter più tornare indietro ed a finire la sua strada nella camera della morte. Ultima delle cinque, questa, è costituita da una rete molto robusta che, oltre alle pareti, è munita di fondo a maglie forti. Una volta riempitasi, viene lentamente issata sino a trarre praticamente il pesce fuor d'acqua. Qui, intorno alla camera della morte, sui neri vascelli disposti a quadrilatero, sono i tonnaroti che, agli ordini del rais, il loro capo, cominciano ad arpionare i giganteschi tonni - mentre la camera diviene un ribollire di sangue e pinne e schiume e preghiere ed urla e scialome (antiche cantilene) - ed a issarli sulle gigantesche barche. In una cruenta rappresentazione di vita e morte (le due eterne anime della Sicilia) - da un lato la sopravvivenza della gente che di questo ha sempre vissuto, dall'altro la sconvolgente ecatombe dei grandi Scombridi - si consuma, così - alla presenza di molti dei simboli della cultura siciliana, il rito della pesca al tonno: non corrida, però, non spettacolo di sangue gratuito e fine a sè stesso, ma lotta antichissima - seppur discutibile - tra uomo e mare, tra uomo ed elementi della Natura.
Una pesca tuttavia che va scomparendo per la drammatica diminuzione di questo splendido animale, causata dal forte inquinamento dei mari e dalla cosiddetta "pesca industriale", sicuramente non meno cruenta e dannosa della tonnara. |