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Gli ambienti salmastri, localizzati lungo la costa delle
tre isolette, ospitano piante rare ed interessanti come il Fiorrancio
marittimo, il Senecione costiero, la Camomilla marina, oltre che diverse
specie di Limonium.
Sull'Isola Grande la vegetazione spontanea appare chiaramente
diversificata in cinture, a seconda della maggiore o minore distanza dal
mare. Piccoli lembi di macchia sempreverde a Lentisco, Olivastro e
Asparago pungente sono abbastanza frequenti nell'isola di Santa Maria e
San Pantaleo, mentre nell'Isola Grande sono limitati ai tratti più interni
ed elevati delle contrade Straboria, Altavilla e Carco. I bassi fondali dello Stagnone ospitano una ricca vegetazione marina
costituita prevalentemente dalla Posidonia oceanica, nota volgarmente come
«Triscina» , fanerogama adattatasi all'ambiente sommerso, dotata di
robusti rizomi per l'ancoraggio al fondale e di lunghe foglie nastriformi.
Questa specie forma qui caratteristiche formazioni ad atollo, che
costituiscono un ecosistema di soggetti a continue inondazioni e ricoperti
da uno spesso strato di cloruro di sodio, sono colonizzati dalla
Salicornia amplessicaule, rara pianticella erbacea che forma qui
popolamenti quasi puri; le zone più interne dei pantani e delle saline
abbandonate ospitano invece una vegetazione più fitta composta da
suffrutici con foglie succulente come la Salicornia radicante e la
Salicornia glauca, alle quali si accompagnano specie erbacee come l'Erba
franca annua e la Spergularia marina. Nelle aree rocciose più rialzate
vivono altre specie anch'esse comunque legate ad habitat salmastri, come
il caratteristico Limonastro cespuglioso, lo Sparto steppico, lo Statice
densifloro. Numerosi sono gli invertebrati legati a questo ambiente,
alcuni dei quali esclusivi dello Stagnone, come tre specie di molluschi
nudibranchi recentemente scoperte ed alcune specie di spugne.
Nelle acque più a ridosso della costa la vegetazione sommersa è costituita
dalla rara Zostera marina, mentre i canali delle saline e le paludi
salmastre sono caratterizzati da ricchi popolamenti di Ruppia maritima
della sottospecie spiralis. Qui si può osservare l'Aphanius fasciatus o
Nono, piccolo pesce capace di vivere nelle acque dolci, marine e in quelle
soprasalate delle saline, dove si raduna in genere in folti branchi
composti principalmente da femmine. Infine di notevole interesse è la
presenza di un piccolo ghiozzetto, ritenuto endemico, il Pomatoschistus
tortonesei, scoperto nel 1968 dall'ittiologo inglese Miller. |
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Nella riserva e nella pre riserva si trovano tre vaste aree occupate da
saline.
La
più estesa è quella dell'Isola Lunga che costeggia la laguna ed è tra le
più attive della provincia di Trapani con una produzione di sale di
migliaia di tonnellate. Altra vasta area occupata dalle saline si trova a
poche centinaia di metri dall'Isola di Mothia. In essa si trovano due
mulini, uno dei quali lo scorso anno è stato restaurato, mentre per
l'altro è già stato programmato il recupero. Anche queste saline fanno
parte della riserva dello Stagnone.
Appartengono invece alla pre riserva le saline in disuso dell'ex Villa
Genna e quelle prospicienti il Canalone. Si tratta di impianti ormai
abbandonati sul piano produttivo, anche se sono ben visibili le strutture
tipiche delle saline con le varie canalizzazioni. Per queste c'è già un
interessamento del comune di Marsala per un recupero estetico e
paesaggistico.
Nell'isola di San Pantaleo, cuore della riserva, esiste un esempio
emblematico di equilibrio perfetto tra paesaggio e passato storico. Questa
condizione privilegiata inizia con Joseph Whitaker, appassionato cultore
di archeologia e scienze naturali, che nei primi anni di questo secolo
acquistò l'isola dai pochi contadini che la abitavano, per eseguire scavi
archeologici e dedicarsi ai suoi hobby naturalistici.
Le modifiche da lui effettuate al paesaggio consistono essenzialmente
nell'impianto di una pineta, nell'espansione dei vigneti preesistenti e
nella costruzione della palazzina con il suo piccolo museo archeologico,
nel punto dell'isola in cui già esisteva qualche edificio rurale.
Il rosa caldo di queste case, il giallo acceso dei magazzini di pietra,
sono i colori insulari di una architettura essenziale, tipica delle case
più vecchie che si specchiano
sullo Stagnone. Successivamente, protetta dai vincoli archeologico,
ambientale e paesaggistico, l'isola si è conservata a dispetto dei tempi. |
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San Pantaleo è sede dell'antica Mothia, città fondata alla fine dell'VIII
secolo a.C. dai Fenici; per la sua posizione favorevole ai commerci
marittimi divenne ben presto una delle più floride colonie fenicie
d'Occidente. Intorno alla metà del VI secolo a.C. infatti, vennero
realizzate le maggiori opere pubbliche: le fortificazioni; la strada di
collegamento con la costa antistante, ora sommersa, che conduceva alla
località detta «Birgi»; il Cothon; l'ampliamento dei santuari. Tra questi
ultimi il tofet, in cui venivano deposti i resti combusti di offerte e
sacrifici umani al dio Baal Hammon, ha restituito più di mille stele
scolpite.
La zona «industriale» della città, posta in un settore periferico lungo la
costa settentrionale ed orientale per proteggere l'abitato dai fumi delle
officine, è caratterizzata dalla presenza di numerosi forni da vasaio, la
cui forma «ad omega» ricalca fedelmente quella dei più antichi forni della
madrepatria.
Tra le diverse strutture urbane di servizio, il Cothon ne costituiva una
delle principali: era questo un piccolo porto interno, usato per il carico
e lo scarico delle merci e forse anche per la riparazione delle
imbarcazioni. Gli approdi dell'isola erano situati invece lungo la costa
settentrionale, dinanzi Porta Nord, il principale ingresso alla città. Qui
si svolsero i più violenti attacchi nemici, che si conclusero nel 397 a.C.
con la distruzione della città ad opera del tiranno Dionisio di Siracusa.
Nel corso di quella guerra le numerose e belle case di cui narra Diodoro
Siculo vennero rase al suolo, la città fu abbandonata al saccheggio delle
truppe e parecchie persone vennero massacrate. Gran parte dei superstiti
allora abbandonò l'isola per fondare Lilibeo, l'odierna Marsala, sulla
costa antistante; qualcuno rimase a Mothia, ma la città non risorse mai
più allo splendore ed alla ricchezza dei suoi anni felici. Un vano segno
di speranza ci è stato trasmesso dalla ormai famosa statua marmorea del
cosiddetto «Giovane», scoperta nel 1979 sotto un cumulo di detriti,
probabilmente nascosta dai Moziesi, nel timore che i Greci ne facessero
bottino di guerra e nell'intento forse di ricollocarla in tempo di pace
nel suo luogo originario.
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